CONVERSAZIONI SOLARI con… Marco F. Picasso

Marco Francesco Picasso, fondatore di METAPRINTART (https://www.metaprintart.info)

Chiara Prati, CEO&CSO PRATI Srl

Chi l’ha detto che la persona che di solito intervista non possa essere a sua volta intervistata? Si invertono le parti e il microfono passa dall’altra parte.
In questa INTERVISTA “AL CONTRARIO” – così soprannominata e da tempo desiderata da Chiara Prati – abbiamo posto qualche domanda a Marco Picasso, per farci raccontare qualcosa di sé, mossi da una grande curiosità: scoprire il segreto della sua “gioventitudine” (Marco, per te ho inventato una parola!)

Sì perché, al di là dell’età anagrafica, Marco Picasso è la testimonianza vivente che, se lavori con passione, il lavoro diventa opera in quanto doni tutto te stesso in ogni cosa che fai.
La stanchezza si sente, eccome, ma viene alleggerita dall’amore e dall’entusiasmo che ci porta a sostenere la fatica e anche molte ore di viaggio! E Marco ne è un esempio: sempre in giro per qualche azienda, spesso insieme a Roberto Mercati, la freccia delle autostrade.

Io e Chiara ci siamo sempre chieste: “Ma dove trova tutta quell’energia Marco Picasso?”.

Mi ha colpito di Marco una sua “mania”, forse perché anche mia.

Quando deve trasformare in modo “picassiano” i comunicati stampa scritti per Prati ha bisogno di rivedere tutti gli interventi a distanza di giorni, per far riposare il testo.
Ecco, mi sono rivista molto in questo.

Ansia da prestazione o mania di perfezionismo?
Non saprei dire, ma è un’ansia che conosco bene, sin da quando lavoravo a ItaliaImballaggio.
Eppure credo che quest’ansia sia salutare e dovrebbe stare alla base di ogni nostro agire, per non essere mai troppo sicuri di quello che si fa, per mettersi sempre in discussione, per provare a vedere le cose anche da altri punti di vista, non solo il nostro.
Perché scrivere (per chi prende sul serio questa attività) implica una grandissima responsabilità.

Per le cose belle ci vuole tempo!
Quante volte ho scritto nel silenzio della notte, oppure ho fatto tardi senza guardare l’ora per finire un pezzo urgente. Boh!
Così quando ho notato che anche Marco aveva bisogno di rileggere un articolo dopo qualche giorno per dimenticarlo mi sono rivista.
Non è solo una caccia agli errori, penso sia ri-cercare il bello (almeno è così per me!) è sforzarsi di raccontare mantenendosi distante dal tempo, da se stessi e dal testo.
Le parole rimangono e se il messaggio è ben scritto arriva non solo a destinazione ma torna anche a noi da altri cuori. È pura felicità.

È come sperimentare un mix di gioia fanciullesca (l’ho vista anche in Marco), entusiasmo per le novità, il non accontentarsi di quello che ci viene spiegato e di ciò che vediamo (e che ti porta a fare sempre domande ai tuoi interlocutori).

Per andare oltre ciò che sappiamo, oltre ciò che vediamo, per superarsi, per non sentirsi mai arrivati, perché ogni giorno c’è sempre tanto da imparare, dalla vita e dagli altri.

Non ho idea di quanti chilometri abbia percorso Marco Picasso nei suoi viaggi in giro per l’Italia a intervistare imprenditori ma, per una volta, i chilometri li abbiamo percorsi noi per incontrarlo, il 25 giugno 2025, nella sua Liguria, ed è stato un enorme piacere.
Con te c’è sempre qualcosa da imparare! Grazie Marco

Concetta Daniela Binario

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

Chiara Prati: Marco, ci conosciamo da ormai più di 30 anni, e possiamo dire di esserci “visti crescere” a vicenda.

Marco F Picasso ‒ Quando ci siamo incontrati era il 1999: tu giovanissima, io in realtà ero già cresciuto, ma ancora ‘giovane’ nel giornalismo grafico.

Chiara Prati:Quali sono primi passi che hanno contraddistinto il tuo percorso formativo

‒  Credo che per ciascuno di noi la storia della vita e del modo di lavorare, trovi risposta nella teoria dell’evoluzione darwiniana: è il prodotto dell’interazione tra sollecitazioni interne come il carattere, e esterne come l’ambiente. Ma, e questo accade anche nell’evoluzione delle specie, ci si mette di mezzo anche il caso. Per me è stato fondamentale. Se devo invece parlare del mio periodo giovanile, formativo, beh è stato banale, senza infamia e senza lode, classico di un ragazzo cresciuto nella media borghesia cittadina.

Chiara Prati: Ma non c’è niente di male…

‒ Certo. Ma in queste ultime settimane ho conosciuto alcuni imprenditori del nostro mondo della stampa e del packaging da cui ho, e abbiamo tutti noi, molto da imparare. Vengono dalla campagna, ma la loro genialità e il loro essere visionari li ha spinti ad andare oltre, a realizzare i loro sogni. Io non mi sento affatto speciale.

Un altro esempio l’ho visto in tuo papà, Pietro Prati, Mi raccontò la sua storia e ne rimasi colpito: un giovane che non si compativa ‒ aveva avuto problemi di salute quando andava a scuola ‒ ma lottava e guardava alle soluzioni non ai problemi. Anche lui, a mio parere, è stato geniale e visionario in ciò che lo spingeva a realizzare quello che aveva in testa. E sempre con umiltà. Molti episodi della sua vita lavorativa sono stati segnati da contrattempi, a volte interni altre volte esterni, che lui ha sempre superato con tenacia. Ecco in questo posso dire, con una piccola dose di orgoglio, anche per me ci sono stati momenti difficili da superare, che mi hanno formato.

Chiara Prati: In tutto quello che fai metti tanta passione e entusiasmo.
Mi incuriosisce il tuo modo di scrivere, diverso da quello dei tuoi colleghi. Come lo spieghi?

‒ Vedi, io non sono nato per scrivere. La mia è stata una necessità per mettere in pratica quella che forse era una mia vocazione originale. La curiosità, la voglia di scoprire. Ora ti farò sorridere: quand’ero bambino avevamo in salotto un grande dipinto dell’Ottocento, un paesaggio e sullo sfondo una montagna. Io restavo ore davanti a quel quadro immaginando cosa ci fosse oltre la montagna.  Questa era la mia natura ed è rimasta tale: voglio sempre scoprire cosa c’è oltre e voglio trasmetterlo. Volevo fare l’esploratore e forse per questo mi sono laureato in geologia, per andare a vedere quello che c’è non solo oltre, ma anche dentro. Le volte che per lavoro ho seguito gli scavi in gallerie, mi sentivo nel mio ambiente. Non per niente ho scritto un romanzo che ha per protagonista una galleria e le poche persone che hanno letto la bozza se ne sono entusiaste. Vorrei anche aggiungere che questo “oltre” spiega il “meta” nel nome della mia rivista.

 

Chiara Prati:Quindi ti spinge la curiosità. Ma anche lo stile è particolare…

‒ Sì, perché non sapevo scrivere (ride). Quindi quando ho scoperto che quello era il mio lavoro ho iniziato a leggere molto, soprattutto i grandi giornalisti di quegli anni: Buzzati, Biagi e persino Gianni Brera.  Come dicevo ho sempre desiderato saperne di più. Quando le aziende invitavano noi giornalisti per mostrarci una novità, non mi accontentavo mai di quello che mi dicevano, e i colleghi mi prendevano in giro anche perché con le mie domande ritardavo il momento del pranzo…

Ma vorrei tornare alle mie esperienze con l’azienda Prati, perché questo è un esempio significativo.

Il settembre 1999 è stato un momento particolare della mia vita di giornalista dell’industria grafica: il Labelexpo a Chicago che visitai con il gruppo di Gipea. E lì conobbi Pietro Prati e una giovanissima Chiara Prati. Giravo per gli stand con voi, e lui mi spiegava le macchine con pazienza, forse aveva più pazienza con me che con te… Mi ha fatto appassionare al complesso mondo delle etichette, che non basta saperle stampare, facendomi scoprire l’importanza del controllo e, oggi, della nobilitazione.
Prati è stato un buon maestro perché lui non si fermava lì. Aveva già in mente nuove soluzioni per migliorare un settore che si era da poco affacciato al vostro mondo. Lui già intuiva cosa si sarebbe potuto sviluppare. Non è il caso di parlare di cose che conosci meglio di me, ma quando mi parlava di etichette a libretto mi entusiasmavo: in pochi centimetri ci puoi mettere tutta una storia (e secondo me ancora non è stata ben capita e sfruttata questa possibilità specialmente nel settore del vino). E poi le etichette, che qualcuno aveva definito l’abito della festa dei prodotti, dovevano essere sempre più belle, più complesse, più nobili. E così avete inventato la nobilitazione. Insomma, seguendo i progressi di Prati, ho soddisfatto la mia voglia di scoprire.

Chiara Prati: Ma non mi hai detto perché tu scrivi i tuoi articoli in modo diverso da come fanno tutti.

‒ Già, mi sono distratto… Direi che alla base c’è l’imperativo di Antonio Ghiorzo che gli articoli non vanno scritti con l’acqua ma col sangue. Certo, ma secondo me non è solo questo. Per me la risposta è semplice:  la gente ha poca voglia di leggere, ma ho sperimentato che se trovano un articolo tecnico che è quasi un racconto, allora lo leggono più volentieri. E poi, diciamolo pure, io mi diverto a scrivere gli articoli come se fossero racconti, vivaci, coinvolgenti.

Chiara Prati: Da dove tiri fuori la passione per ciò che fai?

‒ Perché altrimenti mi annoio.

Concetta Daniela Binario: Ci siamo conosciuti quando lavoravi da Antonio Ghiorzo… Come il caso ti ha portato a diventare imprenditore di te stesso e alla nascita di MetaPrintArt?

‒ Nel mio libro “La Stampa è Bella” parlo delle mie diverse esperienze di lavoro precedenti nell’industria. Ho fatto di necessità virtù. Nel primo caso l’azienda in cui lavoravo, un’azienda familiare purtroppo condotta male, ha dovuto chiudere nel 1985. Il caso, e forse il mio modo di lavorare con scrupolo, mi ha portato a collaborare con Rassegna Grafica nel 1990 e poi a prendere in mano Graphicus nel 2002. Quando l’editore di Graphicus ha avuto problemi e ha chiuso l’azienda ho pensato di fondare la prima rivista online del nostro settore.

 

Concetta Daniela Binario: Ho scoperto che sei stato a Cupra Montana. Cosa ci facevi ?

‒ Ero in Umbria e Marche per diversi impegni di lavoro ‒ puoi leggerne il “reso-cconto” (un mio improbabile neologismo che mischia i termini: resoconto con racconto)  “Iridium Tour” che ho tratto da queste tre giornate ‒ e non potevo mancare dal visitare il Museo dell’Etichetta di quella simpatica cittadina marchigiana, patria del Verdiccio. Ti dirò di più: voglio coinvolgere le aziende del settore, come la vostra, per organizzare eventi e concorsi speciali oltre al premio nazionale “Etichetta d’oro“,  che già fanno loro. Sono in contatto con il Comune e mi pare che siano favorevoli.

 

Concetta Daniela Binario: E in ultimo ci confessi qualche peccato?

‒ Devo scegliere tra i tanti. Che non sopporto le persone saccenti, che ti spiegano anche quello che non conoscono. Odio non l’ignoranza in sé, ma la presunzione. E ne vedo troppa in giro, e forse io stesso appartengo a quella categoria, e quindi questo è il mio peccato più grave.


Chiara Prati:
Dopo che ci hai raccontato tutto questo viaggio… Cosa farai da grande?

‒ Non so se fra trent’anni potrò fare ancora qualcosa di interessante, però ci provo. Ci sono ancora progetti!

 

Uno “spazio” in cui Prati parlerà di persone e del “sole” che mettono in ogni attività ed opera, insieme al proprio team.